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Ungulati: ecco ULTRAREP, la tecnologia innovativa ad ultrasuoni per proteggere le aziende dagli ungulati

Ungulati: ecco ULTRAREP, la tecnologia innovativa ad ultrasuoni per proteggere le aziende dagli ungulati

Primo esperimento del genere  in Italia, Ultrarep-Ultrasound Animal Repeller è un  progetto sperimentale che coinvolgerà tre aree geografiche della Toscana, collina, montagna e pianura.

Firenze, 19 novembre
2019 – oltre 400mila ungulati stimati in
Toscana, regione seconda all’Austria come primato
negativo per densità di
ungulati. Con circa 80mila cinghiali abbattuti
all’anno il fenomeno non si arresta e da problema grave diventa emergenza
ambientale, economica e per la sicurezza pubblica
. E’ necessario trovare
una soluzione definitiva e strutturale, anche con proposte alternative. 
Ultrarep, la tecnologia ad ultrasuoni per l’allontanamento degli ungulati
selvatici può essere una risposta.

Il progetto è stato presentato
questa mattina nel corso del convegno promosso da E.R.A.T.A. (agenzia formativa
di Confagricoltura Toscana) “Progetto Ultrarep – Sistemi innovativi di
difesa ULTRAsound Animal REPeller” per prevenire i danni alle colture
causati dagli ungulati selvatici. Un progetto pilota  che ha come
obiettivo la protezione delle attività agricole e forestali con tecnologie
innovative in grado di non arrecare danni agli animali e dal basso impatto
ambientale.  Avviato in via sperimentale in Toscana, è  finanziato
dal Bando “Sostegno per l’attuazione dei Piani Strategici (PS) e la
costituzione e gestione dei Gruppi Operativi (GO) del Partenariato Europeo per
l’Innovazione in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura
(PEI-GO)” – annualità 2017. 

Partners del progetto sono alcune imprese agricole
toscane:  Barone Ricasoli Spa Agricola (capofila), Società Agricola San
Felice SpA, Azienda Agricola dell’Agnello Vilio, Azienda Agricola Meini
Fabrizio. Con loro operano altri partners quali: NATECH Srl,
CNIT-Consorzio Nazionale interuniversitario per le Telecomunicazioni,
Dipartimento di Scienza della Terra e dell’Ambiente dell’Università di
Pavia,  WWF Arezzo Onlus, Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte
Falterona e Campigna, E.R.A.T.A. – Ente di assistenza tecnica e formazione
della Confagricoltura Toscana.

 Si tratta del primo
 esperimento in Italia, nato da un’intuizione e poi diventato
una possibile soluzione. “Ho installato dei dissuasori in un giardino,
erano strumenti non professionali –  racconta Massimiliano Biagi,
agronomo e direttore tecnico della Barone Ricasoli Spa
– ma funzionò. Da
qui l’idea di realizzarli su larga scala grazie alla collaborazione con Natech
srl, per proporre una soluzione che sia efficace e soprattutto non impattante
per l’ambiente, oltre che meno costosa”. E non poco, se si pensa che le
recinzioni costano ben 18 euro a metro. “Di dissuasori ne bastano pochi, anche
uno ogni 30 metri, non impattano e soprattutto non hanno bisogno di
manutenzione”.

 La sperimentazione coinvolge
tre aree: collina per i vigneti, foreste per impianti forestali e in
pianura per coltivazioni ortive. Entro un anno sarà possibile vedere i
primi risultati e valutarne l’efficacia.

“Non c’è una misura unica per risolvere il problema, delicato e grave – ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura, Marco Remaschi – Noi lo stiamo affrontato con molto impegno sin dall’inizio di questa legislatura, prevedendo forme di abbattimento ulteriori rispetto a quelle tradizionali, ma abbiamo bisogno di trovare altre soluzioni. Sicuramente su questo tema, l’innovazione e la tecnologia offrono altri strumenti che possono ridurre i danni in agricoltura e creare un sistema virtuoso per le aziende. Anche questa sperimentazione credo che abbia una sua importanza, non solo per gli ungulati ma anche per i predatori. Dobbiamo dare delle risposte, questo è quello che si aspetta il mondo dell’agricoltura. E con i Gruppi Operativi e con l’innovazione possiamo centrare certi obiettivi”.